Occorre guardare tutti i mercati del mondo puntando a ripresa e crescita
La ripresa economica in questi primi giorni del 2026 risulta ancora timida anche se il ritorno della Germania a una variazione positiva del Pil, seppure solo del +0,2% nel 2025, incoraggia a ben sperare soprattutto perché l’Italia ha nella Germania uno dei principali mercati di destinazione, ma occorrerà guardare a tutti i mercati mondiali per favorire realmente la crescita nel 2026. Servirà andare al di là dell’incertezza che si continua a respirare rispetto alle dinamiche economiche occidentali legate all’imprevedibilità delle politiche tariffarie del governo Trump, e alla concorrenza agguerrita della Cina.
L’auspicato ritorno alla marcia della locomotiva tedesca promette di avere positive ripercussioni specie per il Nord Est Italia mentre se si guarda agli States è indubbio che via sia una crisi politico-militare tra Europa e Usa (vedasi caso Groenlandia e non solo) anche se l’America ci richiede fortemente prodotti ad alta specializzazione e tecnologie di alto livello. La relazione con la Cina non è meno complicata giacché questo Paese si pone in una situazione di dominio a partire dall’automotive settore, questo, per il quale è improcrastinabile un intervento dirimente da parte dell’Europa.
Un tanto potrebbe portare la ripresa a divenire più strutturale. Ma serve che l’Europa prenda decisioni molto più importanti dal punto di vista industriale, a partire, appunto, dall’automotive, trainante in Germania e a cascata in Italia. In questo momento è questo il settore in maggiore difficoltà. Serve modificare più radicalmente il cosiddetto Green Deal rivendendo tempi e modalità dimostrando così d’essere realmente vicini ai problemi del sistema industriale, ma va anche superata la situazione attuale che impedisce a tutti i 27 Paesi europei di costituire un reale mercato interno europeo per tutti sino ad oggi del tutto irrealizzato. E va rivista la negativa decisione di chiusura al Sud America prevista dall’accordo Mercosur che potrà anche essere rivisto, perfezionato e migliorato, ma non va bocciato in quanto è un mercato molto importante in termini prospettici al pari della citata area asiatica.
Occorre, quindi, che nel 2026 si guardi a Germania e Usa, ma anche ad altri canali e ad altre modalità, ovvero agli altri mercati del mondo, Brics compreso. ll sistema imprenditoriale italiano ha chiuso il 2025 con un segnale di vitalità, mettendo a segno un saldo positivo di 56.599 imprese. Il dato riflette una crescita dello stock dello 0.96%, un risultato superiore sia a quello del 2024 (+0,62%) sia a quello del 2023 (+0,70%). A determinare questo rafforzamento della base produttiva, secondo i dati Movimprese, elaborati da Unioncamere e InfoCamere sulla base del Registro delle imprese delle Camere di commercio, è stata la combinazione tra una sostanziale tenuta delle nuove iscrizioni (323.533 unità, in linea con il 2024) e, soprattutto, una significativa contrazione delle cessazioni di attività esistenti, scese a 266.934 unità (-6,7% rispetto all’anno precedente).
La significativa riduzione delle cessazioni registrata nel 2025 rappresenta un segnale concreto della capacità di tenuta e di resilienza del sistema produttivo nazionale oltre che del valore della cultura manageriale. Vi è, però, un progressivo ridimensionamento di alcuni settori tradizionali, a partire dalla manifattura e un rafforzamento dell’economia dei servizi, in particolare di quelli finanziari, professionali e di supporto alle imprese, sempre più centrali nell’accompagnare i percorsi di sviluppo, innovazione e crescita del tessuto imprenditoriale nazionale. Segnali di forte dinamismo dal comparto tecnologico, con la produzione di software e consulenza informatica che incrementa la propria base di oltre 2.100 unità (+3,79%). Segnalo che nel 2002, però, vi fu una negativa bolla derivante da internet, un errore che non va ripetuto oggi con l’intelligenza artificiale.
Tutte le macro-ripartizioni geografiche chiudono l’anno con il segno “più”. L’area più dinamica è il Centro (+1,20%), seguita dal Sud e Isole (+1,07%) e dal Nord-Ovest (+1,00%), mentre, purtroppo, il Nord-Est segna la crescita più contenuta (+0,46%). Una delle chiavi del 2026 sarà quella di privilegiare storia e cultura dei nostri magnifici territori mentre pensando al “dopodomani”, ovvero al futuro remoto, ma da porre in essere immediatamente, vi è il nucleare di nuova generazione e le fonti rinnovabili di energia pulita senza ossessioni. È necessario, infine, abbinare etica, specie delle responsabilità, ed economia.
Daniele Damele
Presidente Federmanager FVG
e Segretario CIDA FVG






