Favorire manifatturiero, servizi e welfare nel futuro delle imprese private industriali
Le guerre, di Israele e Usa contro Libano e Iran, della Russia contro l’Ucraina, in Sudan e in, ahinoi, tante altre zone del mondo, le tregue violate, come in Palestina e Cisgiordania, provocano non solo, com’è noto, sofferenze, morti, tristezze, dolore, ma hanno anche un impatto molto negativo sull’economia mondiale. L’atlantismo è sempre più in bilico con gli Stati Uniti sempre meno alleati dell’Europa che stenta a raggiungere una propria autonomia e un proprio mercato interno (oggidì sempre più indispensabile con regole uniche per tutti). La tempesta sui prezzi di petrolio, gas ed energia elettrica è terribile. Le incognite per imprenditori e manager e gli interrogativi sul futuro sono moltissimi, ma c’è una certezza: gli scenari a cui eravamo abituati non torneranno più.
Nel nostro futuro vi sarà la gestione della post-globalizzazione. L’industria in passato pesava per il 24% mentre attualmente è al di sotto del 20%. In alcune regioni del Nord Italia ci attestiamo, però, ancora al 24%, grazie alla vocazione manifatturiera settentrionale e a un export di oltre 20 miliardi di euro. Con la globalizzazione le imprese si sono spostate in Paesi a basso costo del lavoro (specie a Est) e questo è stato un errore in quanto alla delocalizzazione e alla ricerca di manodopera a basso costo si doveva preferire l’innovazione, specie digitale.
Adesso dobbiamo privilegiare, rapidamente, la crescita culturale e tecnologica dell’Italia per permettere lo sviluppo del tessuto industriale. Il manifatturiero italiano deve legarsi ai servizi per crescere nel mondo. Occorre privilegiare le maestranze italiane puntando a internazionalizzare le imprese dal punto di vista del marketing e della commercializzazione dei nostri prodotti in quanto andare all’estero non significa creare nuovi siti produttivi lontani dal nostro Paese, ma trovare nuovi mercati. Fermare la cosiddetta fuga dei giovani verso migliori prospettive di reddito e di carriera è, poi, possibile, adeguando, bene, i salari e favorendo un sistema di welfare accattivante a partire da sanità integrativa, previdenza e smart working, ove possibile.
Viviamo una fase carica di incognite e di pericoli, ma anche di opportunità, in un momento di profondo riassetto delle catene di fornitura. Dobbiamo conservare il ruolo nazionale, ancora fondamentale, dell’industria, del manifatturiero e dei servizi al fine di garantire un futuro alle nuove generazioni.
Favorire il manifatturiero del Nord Italia passa anche attraverso altre sfide, dalla gestione dell’intelligenza artificiale nei processi al fine di rendere questo nuovo strumento utile e non solo sostitutivo di forza lavoro, alla gestione del passaggio generazionale anche per evitare il prosieguo di cessioni indiscriminate di industrie a fondi stranieri. Alcune realtà produttive sono giunte al Nord addirittura alla quarta generazione. Occorre prendere spunto da queste cosiddette pratiche migliori e positive per rilanciare progetti industriali di lungo respiro.
Vi è, inoltre, la sfida energetica. Il tema, delicato, va trattato su due fronti differenti. Uno immediato e l’altro di prospettiva. Nell’immediato occorre favorire gli approvvigionamenti di petrolio e gas andando là dove costa meno superando motivi ostativi legati a sanzioni o pregiudizi sul Paese fornitore mentre per il futuro si rende indispensabile un piano completo che punti a farci divenire indipendenti a livello nazionale negli anni (progetto per le future generazioni da avviare anch’esso subito) abbinando nucleare pulito e rinnovabili, idrogeno, eolico, idroelettrico, biomasse e quant’altro ancora necessario.
Per il futuro delle imprese private industriali si deve puntare, infine, su una cultura manageriale di livello, unica opzione in grado di assicurare un operoso benessere agli italiani.
Daniele Damele
Presidente Federmanager FVG
e Segretario CIDA FVG





