Puntare su manager, futuro, formazione e operoso benessere in alternativa a guerre e incertezza
Gli accadimenti degli ultimi giorni provocano ulteriore incertezza anche a livello economico. Le guerre determinano paura, sofferenza e chiusure. Nella richiesta che chi può si adoperi concretamente per la pace nei vari scenari sanguinosi sparsi nel mondo, anche vicino a noi, dobbiamo prestare attenzione al futuro. Per il Nordest italiano e l’intero Paese il futuro si chiama manifatturiero. Per rilanciarlo occorre puntare su manager, futuro, formazione e operoso benessere in seno alle imprese. Molte aziende esportatrici della manifattura verso gli Stati Uniti non hanno registrato fortissimi impatti in seguito all’introduzione dei dazi. È certo che sia opportuno, in ogni caso, modificare il mix delle destinazioni, rafforzando in particolare il proprio interesse sul mercato europeo. Le imprese del Nordest devono pensare alla crescita governando la medesima con dirigenti capaci e anche visionari agendo in connessione con gli imprenditori da protagonisti di fronte alle proposte di acquisizione e fusione che arrivano sempre più frequentemente. Bisogna rafforzare la cosiddetta governance delle imprese che creano lavoro, benessere e futuro sul territorio. Per fare ciò si deve pensare a costruire assetti chiari e sostenibili nel tempo che garantiscano la crescita dimensionale.
La figura dell’imprenditore solo al comando è ormai desueta. E se da una parte non è affatto scontato che l’azienda debba necessariamente passare al figlio, non lo è nemmeno che debba avere un ruolo passivo. Deve, infatti, crescere la consapevolezza che di fronte alle proposte di cedere un’attività l’imprenditore ha davanti una partita importante da giocare, quella volta a imporre condizioni che garantiscano una responsabilità sociale e il futuro dell’azienda. Più che farsi acquisire occorre pensare a piani industriali con manager in grado di guidare l’incertezza che regna sovrana. E malgrado nel mondo si vedano adesso più armi che mercati un aspetto rilevante permane quello dell’internazionalizzazione permettendo ai nostri manager e imprenditori di confrontarsi con realtà industriali che stanno interpretando le stesse sfide in altri Paesi. È da questi scambi che possono sorgere nuove idee, partnership e operazioni di crescita.
In quest’ottica s’inserisce l’intelligenza artificiale che, nel rispetto di regole presenti e future, va assunta come leva per generare valore e non come taglio di costi del personale. L’AI aiuti a ricercare nuovi mercati, nuove soluzioni, nuovi modelli di business. Mai come in questo momento occorre una visione. Dobbiamo tutti, a ogni livello, interpretare la complessità, guidare il cambiamento evidenziando le capacità dei dirigenti di favorire il sistema produttivo. Nel 2025 la crescita globale si è rivelata più robusta del previsto con un Pil mondiale aumentato del 3,3%, mezzo punto oltre le previsioni formulate un anno fa. Anche l’Europa affronta questa fase con una crescita superiore alle attese e un’inflazione (salvo quella del carrello della spesa sigh!) tornata sotto controllo. Ovviamente i rischi attuali riguardano i rincari energetici e dell’approvvigionamento di materie prime.
L’Italia, nonostante l’instabilità internazionale che ha frenato le esportazioni di beni nel 2025, vede il Pil cresciuto nel 2025 per il quinto anno consecutivo dello 0,7%. Le imprese sono mediamente più capitalizzate, più redditizie e più competitive. Ora occorre puntare a un aumento della produttività. In un mondo segnato da tensioni e frammentazioni cooperare, rispettare le regole comuni, guardare oltre il breve periodo è l’unica opportunità per guardare al futuro. Per le imprese del Nord Est, che nei primi nove mesi del 2025 hanno esportato beni per 148 miliardi di euro, la questione è come e dove andare all’estero in una fase in cui il commercio globale è attraversato da un vero e proprio caos. In un’area fortemente esposta ai mercati esteri la concentrazione delle vendite su pochi sbocchi rappresenta un punto critico che va superato. Per questo la diversificazione è d’obbligo e significa guardare oltre, consapevoli che il quadro internazionale, nonostante le evidenti tensioni geopolitiche e commerciali, sta però mostrando una capacità di tenuta superiore alle attese. Per il Nord Est, questo significa valutare con attenzione i nuovi mercati individuando Paesi strategici caratterizzati da piani di investimento e trasformazione economica come ad esempio India e Brasile. I mercati internazionali sono il driver di crescita e competitività sul lungo termine.
Daniele Damele
Presidente Federmanager FVG
e Segretario CIDA FVG







