Occorre diversificare i mercati dell’export, detassare il lavoro e puntare sui manager
Le prime settimane del 2026 a livello industriale ci inducono a pensare a una moderata positiva previsione di crescita per il Friuli Venezia Giulia nel 2026. Una conferma giunge, infatti, dalle stime di Prometeia che ci dice che siamo dinanzi a un quadro di stabilità. Il Pil della regione è dato al +0,5% per il 2026, la spesa per i consumi delle famiglie sarà del +0,8%, superiore rispetto al Pil grazie al miglior potere d’acquisto, con i redditi dei dipendenti che sono lievemente aumentati. Germania e Stati Uniti continueranno a essere i primi due partner commerciali, ma non saranno né gli unici né gli esclusivi. Buone notizie, poi, per il tasso di occupazione nella fascia 15-64 anni che, per la prima volta, supererà la soglia del 70%, nel corso del 2026. I rischi sono al ribasso e sono connessi, chiaramente, alle tensioni commerciali, con gli effetti differiti dei dazi statunitensi e con la possibile correzione nel settore tecnologico americano. A inizio 2026 il prezzo del gas ha, inoltre, interrotto la fase di discesa, risalendo a 40 euro/MWh su livelli doppi rispetto a gennaio 2019, a causa della riduzione delle scorte, del marcato calo delle temperature in diversi Stati, alla riduzione dell’offerta di Gnl dagli Stati Uniti, alle persistenti tensioni geopolitiche e a una struttura del mercato europeo del gas fortemente scoperta.
L’inflazione (non quella reale per la spesa di ognuno di noi…) rimane contenuta mentre i tassi Bce sono attesi stabili al 2%. Il dollaro permane fortemente svalutato sull’euro penalizzando la competitività dell’export. L’economia italiana ha subito forti pressioni, ma regge. Il 2026 sarà un anno sfidante, perché lo scenario resta problematico, anche se abbiamo segnali incoraggianti, che ci fanno pensare che la ripresa in atto possa essere l’inizio di un periodo economico favorevole a patto che si pensi all’apertura di nuovi promettenti spazi per l’export. Sarà, inoltre, determinante l’evoluzione dell’economia tedesca, che dopo due anni di contrazione è tornata a crescere, con prospettive di ulteriore rafforzamento. Servono, poi, maggiori investimenti in innovazione e misure per detassare strutturalmente il lavoro e favorire una decisa sburocratizzazione. Dobbiamo pensare a diversificare l’esportazione per mitigare l’impatto del protezionismo statunitense. Il dazio medio legiferato dagli Usa sulle importazioni è salito in un anno dal 2,5 al 18,8 per cento. L’Europa ha fatturato il 10 per cento in meno con gli americani, ma la flessione è stata compensata e il 2025 è risultato un anno più che positivo, grazie alla domanda di Sud America, Regno Unito, Norvegia e Turchia.
La nostra regione permane a trazione manifatturiera. È infatti questo il settore che fornisce un contributo strutturalmente rilevante all’interno del sistema economico regionale confermandosi come la spina dorsale della nostra economia anche grazie ai suoi dirigenti e alla cultura manageriale unanimemente riconosciuta. Istat ed Eurostat al pari di Confindustria Udine riconoscono, quindi, la significativa quota di valore aggiunto generata dall’industria, pari al 23,5%, un peso ben superiore alla media nazionale, che si attesta al 19%. Anche il mercato del lavoro conferma il ruolo strategico dell’industria, che pesa quasi per un quarto (24,1%) sul totale degli occupati. Il manifatturiero esprime il 35% delle risorse investite dalle aziende del Friuli Venezia Giulia e circa il 50% della spesa in ricerca e sviluppo svolgendo una funzione determinante nel sostegno ai processi di innovazione, alla crescita della produttività e al rafforzamento della competitività del nostro sistema economico regionale.
Per essere maggiormente competitivi, però, serve una forte accelerazione alla produttività e alla modernizzazione per sostenere un’industria competitiva. La sfida che abbiamo davanti nel 2026 richiede uno sforzo comune di imprese, manager, PA, politica europea, nazionale e locale, cittadini, associazioni, sindacati al fine di puntare a favorire un operoso benessere comune.
Daniele Damele
Presidente Federmanager FVG
e Segretario Cida FVG







